La trasparenza va di moda: il Bilancio di Sostenibilità nel settore Fashion

Sustainability

,

Fashion

La trasparenza va di moda: il Bilancio di Sostenibilità nel settore Fashion

Andrea Ardizzoia | lug 20, 2020

Come discusso da Greta Thunberg durante un’intervista a BBC News lo scorso 19 giugno, il Coronavirus non ha effetti positivi di lungo termine sul clima a parte uno, vale a dire l’intuizione su come si dovrebbe percepire e trattare un'emergenza. Grazie a questo e altri interventi, il tema della sostenibilità è tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico, dopo essere stato parzialmente accantonato dall’emergenza sanitaria globale.

Il 2019 è stato caratterizzato da accesi dibattiti e manifestazioni guidate dalla 17enne svedese e dal movimento #FridaysForFuture, con il coinvolgimento di oltre 7,500 città e 13 milioni di persone in tutti i continenti.

L’industria del Fashion è da sempre al centro di questo dibattito per il suo impatto sull’ambiente (l’ONU stima che il settore sia responsabile del 20% delle acque reflue e del 10% delle emissioni di CO2 a livello globale e tra le principali fonti della diffusione di plastica negli oceani) e sulla società (sempre l’ONU sottolinea come il settore sia spesso collegato a condizioni di lavoro pericolose e di sfruttamento dei lavoratori).

La risposta del settore non si è fatta attendere: oltre alle numerose iniziative individuali - non ultima la lettera aperta di Giorgio Armani - i principali brand si sono uniti a François-Henri Pinault, Presidente e CEO di Kering, nel Fashion Pact affidatogli dal Presidente francese Emmanuel Macron e presentato ai capi di stato nel corso del vertice G7 di Biarritz.

L’obiettivo del Fashion Pact è proprio quello di unire gli sforzi dell’industria per:

  • mitigare e adattarsi ai cambiamenti climatici;
  • frenare la curva sulla perdita di biodiversità entro 10 anni;
  • affrontare la perdita della funzionalità degli oceani a causa dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento;
  • garantire l'inclusione sociale, salari equi e condizioni di lavoro rispettose lungo tutta la filiera.

Il settore Fashion è da sempre al centro del dibattito sulla sostenibilità

 

Investitori e clienti: parola d’ordine trasparenza.

Trasparenza e responsabilità sono identificate dal Fashion Pact come punti chiave per il raggiungimento degli obiettivi. Sono anche alla base delle valutazioni condotte da agenzie indipendenti e società di rating che influenzano investitori e clienti.

Tra le agenzie di rating emerge Fashion Revolution e il suo Fashion Transparency Index, giunto quest’anno alla quinta edizione. L’Indice esamina 250 dei più grandi marchi e retailer della moda nel mondo e li classifica in base a quanto divulgano sulle loro politiche, pratiche e impatti sociali e ambientali. Le sue promozioni sono riprese da tutte le principali testate generaliste e di settore, online e fisiche, e sono considerate motivo di vanto per le aziende, con impatti positivi sui propri marchi e sulle percezioni dei clienti.

Sempre tra le agenzie di rating spicca inoltre Standard & Poor’s con il suo S&P Global Ratings ESG Evaluation che ha l’obiettivo di fornire valutazioni ad investitori sempre più attenti ai temi Environmental , Social e Governance (ESG) nelle loro decisioni di investimento.

Without a sense of purpose, no company, either public or private, can achieve its full potential.
- Larry Fink, CEO of Blackrock, 2018 Letter to CEOs -

Bilancio di Sostenibilità nel Fashion: tra standard, best practice e complessità

Se la trasparenza è ritenuta fondamentale da tutti i portatori di interesse allargati, il Sustainability Reporting o Bilancio di Sostenibilità rappresenta il primo strumento di comunicazione per l’azienda Fashion, a prescindere che ne sia sottoposta ex-lege o meno.

La Global Reporting Initiative ha definito con i GRI Standard le best practice a livello globale nella redazione del Bilancio di Sostenibilità. Al pari dei Principi Contabili Internazionali per il Bilancio Civilistico, i GRI Standard hanno permesso di definire un approccio chiaro, standardizzato e comparabile alla condivisione di informazioni in ambito Corporate Social Responsibility (CSR) - ne abbiamo parlato anche in questa guida sintetica al bilancio di sostenibilità.

GRI Standard

Immagine: GRI Standards Download Center

 

Standard significa però anche generalista. I GRI si rivolgono per loro natura a tutte le aziende di ogni settore, generando complessità nella loro applicazione pratica.

Le aziende Fashion si trovano quindi a dover ricondurre gli standard alla propria realtà individuale e di settore, affrontando attività critiche come:

  • definire i temi legati alla sostenibilità con maggiore impatto lungo tutta la catena del valore;
  • prioritizzare i relativi capitoli dei GRI standard e definire la matrice di materialità;
  • mappare la struttura organizzativa del gruppo con assegnazione di task per funzioni e unità organizzative;
  • disegnare, implementare e monitorare i processi di raccolta di dati e informazioni e i relativi workflow;
  • definire indicatori (KPI) numerici e testuali misurabili e il più possibile oggettivi per monitorare i propri impatti ESG e fornire obiettivi chiari a manager e alle unità organizzative coinvolte;
  • sviluppare report in grado di influenzare i portatori di interesse allargati.

 

ESG Digital Governance: tecnologia a servizio del Report di Sostenibilità

Per far fronte a questa generale complessità, le aziende del settore hanno iniziato a ricercare soluzioni di ESG Digital Governance, ovvero soluzioni per monitorare, raccogliere, tracciare e condividere le informazioni ESG in modo digitale.

L’urgenza indirizza la ricerca di strumenti agili e di rapida implementazione, soluzioni precostruite che già integrano gli standard GRI e i principali KPI rilevanti per l’industria della moda e che permettano di operare una comparazione di settore.

La responsabilità impone soluzioni che diano la possibilità di delineare la catena organizzativa delle competenze e di coprire l’intero processo, dalla raccolta dei dati alla produzione di report, con un'unica piattaforma in grado di tenere traccia sia delle attività svolte che degli attori coinvolti.

Gli obiettivi sono chiari: la predisposizione di report annuali in pochi clic, garantendo la coerenza dei dati grazie all'aggiornamento in tempo reale delle informazioni; la divulgazione dei dati e la trasparenza sulle questioni di sostenibilità aziendale, in conformità con le più recenti normative ESG; la generazione immediata di presentazioni e report direttamente dalla piattaforma.

Webinar: Supply Chain ESG

Dotarsi di soluzioni ESG Digital Governance: anatomia di un progetto efficace

Se gli strumenti di ESG Digital Governance sembrano indirizzare alcune delle complessità che l’azienda si trova ad affrontare nella redazione del Bilancio di Sostenibilità, altre richiedono necessariamente di essere affrontate prima di adottare la soluzione.

Un progetto di ESG Digital Governance infatti deve necessariamente partire dall’identificazione di tutti i potenziali aspetti ESG (c.d. aspetti materiali) rilevanti per l’azienda. Dovrà essere dunque effettuata un’analisi attenta e critica della documentazione, sia interna (come il Bilancio Annuale, il Codice Etico, il Piano Strategico, la Roadmap di Sostenibilità) sia esterna (come documenti sugli scenari di mercato e dell’industria Fashion, questionari di valutazione delle agenzie di rating di sostenibilità e Bilanci di Sostenibilità dei principali competitor).

In questa fase gli aspetti più critici sono proprio quelli di reperire tutte le informazioni rilevanti, individuare le fonti più attendibili e influenti nel settore ed entrare nel merito della documentazione in modo approfondito.

Il risultato di tale analisi dovrà essere la definizione chiara della matrice di materialità, ovvero rilevare quali sono gli aspetti di sostenibilità più rilevanti per l’azienda e per i suoi portatori di interesse. Spesso le aziende trovano particolarmente complesso definire quali siano i requisiti minimi e prioritizzare lo sforzo dell’organizzazione verso i temi ESG maggiormente rilevanti.

Prima di passare alla configurazione e all’utilizzo dello strumento, l’ultima fase prevede la traduzione della matrice di materialità in indicatori numerici e testuali da assegnare ai relativi responsabili, definita la struttura organizzativa e disegnato il processo di raccolta dati.

La traduzione non è immediata, basti pensare all’esempio delle emissioni di CO2 (c.d. Carbon Footprint). Quali sono le fonti di emissione? Dove reperire i dati e, se assenti o particolarmente irraggiungibili, quali i proxy accettabili dagli stakeholder? Come tradurre le varie unità di misura in m3 di CO2? 

In domande di questo tipo risiedono le problematiche che le aziende si trovano ad affrontare in questa fase.

Il valore di consulenti esperti si dimostra proprio in queste fasi propedeutiche all’adozione dello strumento di ESG Digital Governance. Essi devono essere infatti in grado di coniugare forti competenze ESG, forti competenze di advisory e forti competenze tecnologiche e di integrazione di sistemi per integrare lo strumento con i sistemi aziendali in essere.

 

Transparency is the new black

La trasformazione del settore Fashion verso la Sostenibilità sarà un processo lungo e complesso. Cambiare nel profondo l’intera catena del valore richiederà l’impegno di tutti i portatori di interesse e in particolare dei regolatori a livello internazionale. 

Quel che è certo è che le aziende del settore non possono più permettersi di attendere di fronte a investitori e clienti sempre più attenti ai temi ESG nelle loro scelte di investimento e consumo: transparency is the new black!

 

Andrea Ardizzoia
Seguimi su LinkedIn

 


Questo articolo fa parte della serie #TechedgeTalks: punti di vista e riflessioni dei nostri Industry Leader sui principali settori del mercato. Iscriviti alla newsletter per non perderti le prossime puntate!

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti!