Agilità e sostanza in presenza di discontinuità

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Agilità e sostanza in presenza di discontinuità

Giorgio Racca | ott 24, 2017

Come baby boomer e padre di una adolescente nativa digitale mi trovo spesso a meditare sul differente approccio ai fatti della vita e sulla causa di tale differenza.

Agilità e sostanza in presenza di discontinuità

Come appassionato di storia mi sono spesso trovato a chiedermi quali siano i fattori alla base dell’alternanza tra modelli di civiltà basati su organizzazioni sociali avanzate e popoli così detti barbari.

Come professionista con ormai trent’anni di esperienza alle spalle mi trovo spesso a confrontare, in momenti di discontinuità, l’approccio alla gestione di aziende fortemente strutturate rispetto ad altre estremamente agili.

L'Evoluzione della Relazione con le Informazioni 

Ma procediamo con ordine. Quando ero adolescente e dovevo preparare una ricerca come compito, la grande difficoltà che dovevo affrontare era quella di reperire le informazioni necessarie. Sistematicamente erano così scarse che lo sforzo che dovevo fare per presentare qualcosa abbastanza consistente e diverso rispetto agli altri richiedeva un'energia e un'applicazione che, ricordo, erano veramente significativi.

Osservando mia figlia mi rendo conto che la situazione è completamente diversa. Una gran facilità a trovare informazioni ma una bassissima attenzione al contenuto (della serie "la-prima-è-buona"). Risultato: totale omologazione, scarsa curiosità e scarso senso critico. Vantaggio di questo approccio è lo sviluppo di una grande abilità nel surfare tra tanti temi e avere una visione generale invidiabile, seppur fragile.

Sintesi di questo è che se un individuo fosse in grado di gestire la risorsa primaria, l’informazione in questo caso, con un approccio da surfista per poi immergersi nella profondità dell’informazione al momento giusto, sommerebbe il meglio dei due approcci.

La Forma Organizzativa

Veniamo all’ambito storico. Ho recentemente letto un libro molto interessante del geografo, biologo e antropologo Jarred Diamond intitolato “Armi, Acciaio e Malattie”, dal sottotitolo ironicamente ambizioso “Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni”. Fra le altre cose lo scienziato analizza alcuni fenomeni come la nascita e la decadenza di grandi civiltà come quella Mesopotamica, quella Romana e quella Inca.

Mi hanno colpito alcuni fenomeni descritti. Ad esempio le prime civiltà stanziali, cioè quelle che per prime affiancarono alla caccia la coltivazione, raggiunsero ben presto un livello di surplus nella produzione alimentare che permise ad alcuni uomini di staccarsi da attività votate alla sopravvivenza per dedicarsi al pensiero. La scrittura, le scienze, l’organizzazione sociale sono state il frutto di questa discontinuità e il fattore chiave che ha permesso a queste civiltà di dominare il mondo sottomettendo le popolazioni nomadi e cacciatrici. Ma come ha dimostrato la storia della civiltà Romana, la sua fine arrivò proprio a causa di popolazioni barbare in grado di muoversi sul territorio con velocità e con organizzazioni sociali quasi primitive.

Interessante cercare di capirne le cause. Sicuramente l’estensione del territorio governato da Roma era diventato così grande che la macchina di governo è sfuggita dalle mani. Una delle cause è la mancanza di informazioni su cosa succedeva ai confini e soprattutto per l’incapacità di leggere ciò che stava succedendo oltre i valli.

In sintesi, avere una organizzazione adeguata allo scopo è essenziale, ma se questa diventa lo scopo e uccide la capacità di adattarsi al mercato, allora...

Discontinuità e Adattamento nell'Information Technology

Veniamo al terzo contesto, quello del mercato dell’Information Technology. Per sua natura questo è un mercato soggetto a continue discontinuità o presunte tali (a volte vengono create ad arte per rinvigorire il mercato). A mia memoria le tre vere discontinuità sono, nell’ordine:

  • quella che ha visto l’inizio dell’estinzione dei mainframe sostituiti dalle architetture decentrate;
  • quella dell’avvento di Internet;
  • quella della tecnologia digitale (anche se per dichiararla vera e propria discontinuità bisognerebbe forse attendere il suo consolidamento).

Per osservare come si è comportato il mercato è necessario distinguere tra fornitori di tecnologia e utenti della stessa.

Fra i primi è più facile osservare i comportamenti. Potremmo distinguere quattro tipi di aziende: quelle che sono state direttamente o indirettamente fautrici della discontinuità e sono cresciute grazie ad essa; quelle che hanno cavalcato la discontinuità ma hanno avuto vita breve; quelle che sono decadute; quelle che hanno subito ma si sono adattate.

Fra i secondi, l’analisi è più complessa perché la natura del business e il suo rapporto con queste tecnologie incide molto di più sulla loro esposizione ai fenomeni. Ci sono infatti aziende nate grazie alla nuova tecnologia, aziende il cui business è stato fortemente influenzato, altre che hanno avuto vantaggi dalla tecnologia ma senza stravolgere la natura del proprio business e altre che sono morte.

Gli spunti più interessanti arrivano tentando di analizzare quelle che, già esistenti, si sono trovate ad affrontare la discontinuità.

Un libro che ho trovato interessante a tale scopo è “Pensieri lenti e veloci” dello psicologo e premio Nobel per l’economia (nel 2002 “per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d'incertezza”) Daniel Kahneman.

Come dice il titolo, Kahneman distingue tra pensieri veloci, risultato di intuizioni e di automatismi dovuti all’esperienza e pensieri lenti, dovuti al ragionamento.

In una fase di discontinuità il pensiero veloce basato sull’esperienza e sulla ripetitività è spesso destinato a produrre risultati nefasti perché la reazione tradizionale in contesti totalmente nuovi, semplicemente, non è adeguata.

Il pensiero lento, quello basato sulla raccolta di informazioni, uno studio dettagliato del contesto e su un ragionamento approfondito, potrebbe sembrare più adeguato se non fosse che la variabile temporale è sempre più spesso fondamentale per chi vuole essere leader del mercato.

Non resta quindi che l’euristica intuitiva, in altre parole le decisioni basate sulla propria capacità di leggere ed interpretare situazioni. Facile però capire che l’istinto può provocare dei bias di giudizio e quindi a scegliere percorsi errati.

Probabilmente la risposta corretta non è in uno dei metodi ma nella combinazione di alcuni di essi.

In sintesi, reagire d’istinto e rapidamente è probabilmente necessario a patto di far seguire, nell’immediato, un ragionamento più lento ma più solido. Quindi, va bene adottare immediatamente la nuova tecnologia ma a patto di metterne l’utilizzo sempre in discussione in base all’evoluzione continua del contesto.

Precursori del Successo in Presenza di Discontinuità del Mercato

Per concludere, in base a queste riflessioni, quali dovrebbero essere i requisiti fondamentali per essere una azienda di successo in presenza di discontinuità del mercato?

Primo requisito è avere un rapporto sano con l’informazione, che quindi vuol dire essere in grado di leggere e capire il più rapidamente possibile ma con sufficiente cognizione di causa il contesto che la circonda. I dati a disposizione per prendere una decisione sono tanti, a volte troppi, e quindi essere in grado di distillare informazioni partendo dai dati è il primo passo essenziale. Il secondo è selezionare le informazioni corrette per il contesto in cui si deve prendere la decisione. Entrambi questi passaggi hanno una forte connotazione tecnologica (soprattutto il primo) e una altrettanto forte connotazione di business (soprattutto il secondo). Non si può pensare di agire separando i contesti conoscitivi: tecnologia e business devono operare congiuntamente per ottenere la fotografia più corretta del contesto in cui si opera.

Il secondo requisito riguarda la forma organizzativa che presiede a una decisione. Meccanismi organizzativi troppo complessi e onerosi rischiano di portare a un rallentamento nel flusso delle informazioni e a una incapacità ad adeguarsi alle ondate di stimoli sempre più veloci che arrivano dal mercato. Organizzazioni agili e reattive sono sicuramente molto più adeguate, ovviamente a patto che sappiano garantire quella base minima di struttura in grado di farle funzionare. Strada sicuramente più facile per strutture nate in un contesto di discontinuità e quindi già agili, che per altre che devono rapidamente smantellare e ricostruire organizzazioni pregresse nate in periodo di “vacche grasse”.

Ultimo requisito riguarda l’approccio alla decisione. Veloce e reattivo per acquisire competenze nuove, marcare il territorio e in definitiva per prendere l’onda; ragionato e solido per evitare di farsi trasportare dall’onda... sugli scogli.

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